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LA PROGRESSIVITA' DEI CARICHI E IL RECUPERO



Chiunque esegua un qualsiasi tipo di allenamento o intenda farlo, deve rispettare una regola generale, quella della progressività del carico.Questo principio va tenuto in considerazione sia dal principiante, che inizia la sua attività sportiva e quindi deve appassionarsi al mondo delle due ruote, ma anche dall'atleta "evoluto" o dall'amatore, per evitare i negativi effetti, psicologici e fisiologici, del sovrallenamento, o overtraining.Ma come mai in un libro sull' allenamento per la Mountain bike viene menzionato come primo argomento il problema legato al sovrallenamento? Perche ritengo che questo sia un reale pericolo nel quale può incorrere chi svolge abitualmente attività fisica, e non c'è cosa peggiore che rendersi conto che ciòche ci diverte di più diventa solamente una "fatica". Quando vi trovate quindi in una situazione di dubbio e non sapete quale allenamento scegliere per il vostro training, ricordatevi che è meglio essere menoallenati e più freschi che sovrallenati e incapaci di esprimere il proprio potenziale; questo eviterà pericolose frustrazioni portando vi soddisfazioni insperate. La rigenerazione e il recupero della fatica costituiscono una delle fasi più alle­nanti di tutto il programma.Il recupero delle energie consumate durante l'allenamento è importante quan­to il training fisico e quello tecnico.Questo approccio va considerato per tutte le categorie di atleti, dai biker evoluti ai cosiddetti "cicloamatori della domenica". Il riposo risulta fondamentale per quelle categorie di atleti che, allenandosi tutti i giorni, hanno bisogno di un periodo per riequilibrarsi al fine di riuscire ad esprimere in seguito il proprio potenziale fisiologico.Questo è un problema che appare ancora più evidente se andiamo a considerare la programmazione di una stagione agonistica in atleti che interpretano la mountain bike come attività sportiva non professionistica.Spesso la passione e la su per motivazione portano a strafare e il riposo diventa una necessità, un obbligo.Vi sono dei veri e propri sintomi che definiscono uno stato di sovrallenamento e sono: 

I sintomi fisiologici: perfomance diminuita, aumento dei tempi di recupero; riduzione della tolleranza al carico allenante; riduzione della capacità di differenziare e correggere errori tecnici; aumento della frequenza cardiaca; diminu­zione della forza muscolare; perdita della coordinazione; alterazioni a riposo della pressione sanguigna; aumento della frequenza respiratoria; insonnia; ten­sione muscolare; crampi; sofferenza tendinea; perdita dell'appetito; anoressia nervosa; diminuzione della soglia del dolore; danni muscolari; rabdomiolisi; disturbi gastrointestinali. 

I sintomi immunologici: diminuzione delle difese immunitarie e maggiore facilità a prendere malattie in forma anche più severa; lenta guarigione da disturbi minori; brevi raffreddori; riduzione totale del numero di linfociti; riattivazioni di patologie virali (es. herpes). 

I sintomi psicologici: umore pessimo, stanchezza generale e difficoltà di con­centrazione, irritabilità, .perdita di autostima.

I sintomi biochimici: bilancio dell'azoto negativo; diminuzione dell'emoglo­bina; diminuzione del ferro sierico; diminuzione della ferritina sierica; aumento della concentrazione di urea; bassi livelli di testosterone libero; aumento del siero di globuline che legano gli ormoni; deplezione di minerali; nelle donne ritardo del menarca.

E' quindi importante, quando s'intende programmare una stagione agonistica, impostare almeno mentalmente una serie di periodi allenanti finalizzati al raggiungi mento di quegli obiettivi che l'atleta si sarà posto; coscienti del fatto che non si può essere competitivi per 81 O mesi all' anno. Un buona programmazione sarà quindi data dalla giusta miscela tra la durata del carico, la sua intensità e il recupero.

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