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.:: Home Tecnica e allenamento I ritmi di allenamento  Il ciclocross



IL CICLOCROSS



Il Ciclocross.

Negli ultimi anni, trascinato dal fenomeno mtb, ha avuto una netta ripresa sia in termine d'immagine che per il numero di praticanti, una disciplina allo stesso tempo eroica e storica, il ciclocross. Ma cos' è il ciclocross? Vista da fuori può sembrare una gara da mtb su di una bicicletta da strada. Ma se ci avviciniamo solamente un po' ci si accorge di come questa disciplina abbia una sua vera e propria identità. I percorsi, circuiti, sono dotati di ostacoli naturali, "salitelle" o veri e propri strappi, e ostacoli artificiali come legni, scalini ecc. Questo per obbligare l'at­leta a percorrere anche lunghi tratti di corsa a piedi con la bicicletta in spalla. Il ciclocross svolgendosi in una fase della stagione in cui le competizioni sia in mtb che in strada sono assenti, d'inverno, può essere visto o come alternativa e completamento all' allenamento invernale, oppure rappresentare un secondo obiettivo della stagione. Il ciclocross può quindi essere praticato per un duplice scopo: agonistico, cioè dove l'atleta finalizza la sua preparazione o una parte di essa (doppia periodizzazione) a questi appuntamenti; o di preparazione per la sta­gione agonistica vera e propria nella mtb.

A questo punto una cosa importante è chiarire e definire a chi conviene praticare ciclocross, e a chi invece conviene riposare, costruendo in tutta tranquillità la stagione agonistica successiva.



A chi conviene
-a chi ha terminato le competizioni presto, o chi per infortunio non ha potuto gareggiare per una parte    consistente della stagione, e deve rientrare nel clima agonistico; 

-a chi ha una bassa dimestichezza tecnica di guidabilità, e una scarsa abitudine muscolare a pedalare.

-a chi non ha l'opportunità o non gradisce eseguire un lavoro di potenziamento in palestra.

A chi non conviene

-a chi ha appena terminato una stagione lunga e faticosa e ne è uscito particolarmente provato, sia dal punto di vista fisico che mentale;

-a chi sta eseguendo un grosso training muscolare in palestra di riequilibro, (bicipiti femorali, quadricipiti) si rischierebbe di sovraffaticare l'apparato locomotore; 

-a chi ha concluso la stagione in una situazione di grave anemia e deve integrarsi limitando al minimo il consumo delle energie.

Il ciclocross come allenamento


Il ciclocross è una disciplina di grande fatica sia a livello centrale ( organico-fisio­logico), perche praticata ad alti ritmi, e sia a livello periferico, perche richiede interventi muscolari importanti, e durante l'azione di pedalata, e durante i tratti di corsa a piedi.La pratica del ciclocross, quindi, porta una serie di indubbi vantaggi, quali un rapi­do e sensibile miglioramento della potenza aerobica, della soglia anaerobica e di tutte quelle componenti che permetteranno al biker di partire per la stagione agoni­stica subito forte; a fianco di questo la pratica del ciclocross stimola un sensibile miglioramento muscolare di forza specifica, causato della bassa frequenza di pe­dalata con la quale si è soggetti lavorare: cosa fondamentale in bicicletta, indispen­sabile in mtb.

I pericoli

Il problema d'iniziare a gareggiare presto può però essere per alcuni biker contro­producente, si può arrivare infatti a metà stagione, quando inizia il caldo e cominciano gli appuntamenti agonistici importanti, avendo già finito, la benzina sia mentale che fisiologica.E' quindi importante, se si vuoI fare una stagione ciclocrossistica piena, essere consapevoli di quali siano i propri obiettivi limitando gli l'impegni, ed essendo coscienti di effettuare le competizioni solo come preparazione.

 

Il potenziamento.

Con il termine della lunga e logorante stagione agonistica, il biker, dopo una adeguata, ma non eccessivamente lunga sosta, ha bisogno di "riequilibrare" tutto il suo apparato muscolare, messo a dura prova dai continui e intensi sforzi. L'obiettivo principale delle preparazione muscolare è di poter, in una prima fase, riportare i muscoli agonisti e antagonisti nelle dovute proporzioni, migliorandone in seguito forza e capacità specifica di recupero. Il modo migliore per eseguire questo allenamento è attraverso l'uso delle macchine isotoniche che oggi troviamo comunemente in ogni palestra.


Il Training in palestra. 

L'allenamento in palestra viene generalmente suddiviso in tre fasi:

- Riscaldamento e stretching;
- Potenziamento;
- Trasferimento e defaticamento.

Riscaldamento
Viene eseguito al fine di mettere in condizione la macchina umana, muscoli articolazioni e tendini, di raggiungere la temperatura ottimale per un suo stimolo allenante. In genere può essere eseguito su ciclosimulatore, cyclette oppure, per chi apprezza anche la corsa, a piedi su tapis roulant, ancor meglio se outdoor.

Stretching 
Lo stretching, o "allungamento muscolare", è una metodica di fondamentale importanza, che chiunque pratichi attività deve eseguire specie se collegata ad una ipertrofia (aumento della sezione muscolare) del muscolo.(Vedi
Stretching o
Riscaldamento)

Potenziamento
Il potenziamento prevede un primo periodo, introduttivo, di 3-4 settimane, che ha come obiettivo quello di creare i presupposti, abituando in modo progressivo tendini e muscoli al lavoro con i pesi, e all' interiorizzazione della tecnica esecutiva esatta dì ogni singolo esercizio.Successivamente con l'inizio delle seconda fase, intermedia, s'inizierà un vero e proprio potenziamento muscolare, legato soprattutto all' incremento della forza resistente. La durata della fase intermedia sarà di 4-6 settimane. Infine, con il periodo qualitativo di 4-6 settimane, si eseguiranno lavori con carichi sub-massimali finalizzati all'incremento del plateau di forza e al maggior reclutamento delle unità motorie.

Fase Tipo di forza N° ripetizioni N° di serie % sul massimale

Introduttiva

Resistente 18-20 3 50%
Intermedia Resistente 12-15 4 60-65%
Qualitativa Massimale resistente 2-6/6-8 piramidali opposti 90-95% 60-65%

Ma com’è possibile individuare, seguendo la tabella del potenziamento, il proprio carico massimale? I metodi possono essere diversi. Il più facile, ma anche il più pericoloso, consiste nell'individuazione del massimale attraverso il calcolo reale, ossia per prove successive, fino ad individuare quale carico massimo si riesce a sollevare. E' una metodologia molto pericolosa e di poca praticità e precisione se applicata, su di un atleta che esegue uno sport di resi­stenza, e quindi naturalmente predisposto a sollecitazioni di media intensità per lunghi periodi, ma non abituato a sollecitazioni intense anche se per pochi istanti.Un secondo metodo molto empirico e di semplice rilevazione, anche se poco preciso, è quello descritto dalla tabella sottostante.
La tabella presenta un metodo indiretto per calcolare il massimo carico sopportabile nei vari esercizi dall'atleta. Il metodo di valutazione avviene attraverso l'esecuzione, previo riscaldamento, di un esercizio con un determinato carico medio ed eseguendo il massimo delle ripetizioni sopportabili. Otte­nuto il numero di ripetizioni e il peso, interpolando tra i due dati, si può deter­minare il carico massimale teorico, senza rischiare spiacevoli infortuni, e da lì calcolare tutti i seguenti carichi allenanti.

Trasferimento e defaticamento.

Il trasferimento avviene immediatamente dopo la conclusione della fase di potenziamento. L'obiettivo di questo momento allenante è quello di riuscire a "trasferire" la forza appena stimolata, attraverso i recettori neuromuscolari, nel gesto tecnico interessato, in questo caso la pedalata. Rappresenta forse il momento più importante e più difficile di tutta la seduta allenante. La durata varia tra i 30' e i 40', eseguita su terreno pressoché pianeggiante e asfaltato con un rapporto medio ma molto agile ricercando una pedalata rotonda e continua. Nella fase finale invece è utile eseguire ancora 5' in agilità seguiti da alcuni esercizi di stretching (defaticamento) al fine di detendere tutta la muscolatura, predisponendo così l'atleta a sostenere in modo efficiente e redditizio l'allenamento successivo.

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