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BIOMECCANICA DELLA PEDALATA



Dietro la scelta di un telaio ideale ed una regolazione dell' assetto in bicicletta, ci sono studi approfonditi che hanno come finalità l' ergonomia, il miglior rendimento meccanico-muscolare e quindi la performance. Ecco allora che la ricerca ha messo a punto una serie di valutazioni biomeccaniche-cinematiche della pedalata in grado di determinare e di ottimizzare gli interventi muscolari delle varie articolazioni. Le analisi effettuate sulla pedalata rilevano, al contrario di quanto si crede, che essa sia un movimento tutt' altro che semplice, benché vincolato. La rilevazione elettromiografica e biomeccanica-cinematica della pedalata (vedi figura) rileva che le contrazioni sono prevalentemente concentriche. L'attività dei flessori plantari nella prima fase (O a 90°) è eccentrica. Il 50% della potenza applicata viene scaricata sui pedali tra i 60° e i 120° (Cavanagh 1986). La fase di trazione, contrariamente a come si pensa, sembra che non esista ma si riesca sola mente a sgravare il pedale dal peso. Sembra però che solamente alleggerire il pedale, quindi evitare le forze negative, sia più economico che operare una vera e propria trazione. In mtb questo "sgravamento" rende la pedalata più rotonda ed aumenta in modo considerevole il grip anche sui terreni difficili, evitando così la pedalata a stantuffo. Un fattore molto importante per la valutazione di una pedalata è la rilevazione dei punti morti e la loro ottimizzazione. In genere dovrebbero essere due, superiore ed inferiore, ma spesso, in posizioni errate, sono di più e, all'interno della rivoluzione della pedalata, sono di durata maggiore. In generale, quindi, la bicicletta deve garantire una posizione sul mezzo che, da un lato, consenta un' efficiente pedalata e dall' altro un risparmio energetico e la possibilità, quindi, di protrarre più a lungo uno sforzo di tipo submassimale. Nell'impostazione e nella modificazione delle "parti mobili" della bicicletta si devono rispettare i "range" di movimento fisiologici delle varie articolazioni che devono, inoltre, essere poste in condizioni di massima resa da un punto di vista biomeccanico. Ogni articolazione esprime il suo picco di forza entro certi valori angolari e questo è possibile solo quando si rispettano le caratteristiche anatomico-muscolari personali. E' importante, comunque, sapere che chiunque esegua delle modifiche rilevanti all' assetto della sua bicicletta, deve essere supportato da un sufficiente periodo di adattamento, saranno necessarie cioè alcune sedute di allenamento per verificare ed abituarsi ai cambiamenti effettuati. Ad esempio, variazioni apparentemente piccole, in senso assoluto, come la lunghezza delle pedivelle, da 170 a 172,5 possono rappresentare, proprio per la diversità del lavoro muscolare, non solo problemi nell'efficacia del gesto ma anche probabili infiammazioni tendinee e articolari. Per questo è importante che tutte le modifiche vengano effettuate lontano dal periodo agonistico, per dare tempo al sistema muscolare di adattarsi alla tecnica di pedalata ed abituarsi alla nuova posizione. 


Il Biker con la bici da strada 

Spesso i biker per fare meno fatica in allenamento, usano la bicicletta da strada con le ruote sottili e con geometrie totalmente diverse. Questo provoca un disadattamento al telaio da mtb, più grosso, a volte più pesante, con sistemi di guida diversi e spesso con pedivelle anche di 5 mm più lunghe, che poi nell'intera rivoluzione della pedalata si trasformano in 10 mm di diametro (vedi figura). Ecco che allora diventa fondamentale stabilire, quando si sceglie di praticare un'attività sportiva fino in fondo, di non eseguirla così come capita. Le biciclette da strada, visto che la nostra attività prevalente sarà off-road, dovranno avvicinarsi come geometrie alla mtb, così come l'allenamento dovrà essere eseguito al massimo con gomme larghe, magari slick, e la lunghezza delle pedivelle deve rispecchiare quella decisa apriori per la mtb.



Immagine che rappresenta una pedalata eseguita con pedivella normale e pedivella maggiorata


Piede e Ciclismo

Nel gesto motorio della pedalata, apparentemente semplice, ma in realtà assai complesso, il piede trasmette la forza espressa dai muscoli degli arti inferiori. L'appoggio ideale del piede, è quello che vede l'articolazione metacarpo falangea dell' alluce sovrapporsi all' asse del pedale (teoricamente la retta passante a metà della riga che unisce il primo e l'ultimo metacarpo). Se questo è l'assetto ideale, vi sono alcuni soggetti che hanno acquisito, nel loro sviluppo osseo, delle leggere alterazioni tali per cui vi può essere, una extra o intra rotazione di uno o di entrambi i piedi. 11 sistema meccanico di cui fanno parte bicicletta, pedale e scarpetta da ciclismo deve, in questi casi, assecondare tali anomalie e quindi adeguarsi all' atleta. Questo è uno dei motivi per cui spesso a ciclisti neofiti si possono presentare, con relativa facilità, problemi infiammatori all'achilleo od al ginocchio.

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